Un luogo, infinite storie

“Nel dopoguerra i boschi sono stati per molti anni la nostra vita. Ci cibavamo di ciò che la natura aveva da offrirci e nulla andava sprecato.
Persino le foglie venivano raccolte per farne letti o per accendere il camino. Ma nonostante tutto ricordo di una comunità unita, di delle borgate almesine che erano come famiglie, soprattutto per noi ragazzini. Lavoravamo tutti duramente, le scuole le continuavano pochi, ma nonostante tutto ho un ricordo della mia borgata come una grande famiglia in cui si condivideva tutto”

“Tutti noi partigiani conoscevamo il detto (tradotto) <La salvezza è sempre il Messa>.
Sapevamo tutti che quando si era nei guai dovevi lasciare tutto e correre più veloce che potevi per raggiungere il fiume messa, situato a valle, i fascisti che non erano del luogo si sarebbero infatti difficilmente riusciti ad orientare in mezzo ai sentieri scoscesi dei nostri boschi.
Ricordo di un amico, Tommaso, torinese dalla nascita che voleva combattere al nostro fianco. Preso dal panico durante un assalto, mentre tutti cercammo di raggiungere il fiume in basso, cercò di scappare verso la montagna, non lo rividi mai più.”